BASKET: 2006, COL ‘MAGO’ BARGNANI L’NBA SI COLORA DI AZZURRO

(AGI/DS) Roma, 28 dic. - Il 2006 e’ stato un anno storico per il basket italiano. Il motivo ha un nome e un cognome: Andrea Bargnani. Romano di nascita, e’ il primo italiano a essere scelto con il numero 1 al draft NBA da parte dei Toronto Raptors. Per prepararsi all’evento Andrea ha scelto di non partecipare al Mondiale: una decisione che ha penalizzato la nostra nazionale. Sembrano lontanissimi i tempi di Rusconi ed Esposito, che varcarono l’oceano per recitare il ruolo di comprimari. Il ‘Mago’, questo il soprannome di Bargnani, e’ sbarcato nell’NBA con le credenziali di chi puo’ e deve fare la differenza dall’alto di un talento fuori dall’ordinario. Ed infatti, dopo un impatto complicato con un basket diverso da quello a cui era abituato, Bargnani ha cominciato a carburare conquistandosi un minutaggio sempre piu’ elevato. Anno storico per la pallacanestro di casa nostra nonostante ai Mondiali giapponesi, evento culmine del 2006, l’Italia di Charlie Recalcati non ha confermato i progressi palesati negli ultimi anni. Gli azzurri, in un torrido giorno di agosto, si sono arresi alla Lituania appena iniziata la fase a eliminazione diretta, in una gara simile a uno psicodramma, con il capitano Gianluca Basile che sbagliava all’ultimo secondo i tiri liberi che avrebbero permesso ai nostri di allungare la sfida ai supplementari. Prima di volare negli Usa, il ‘Mago’ Bargnani aveva dato un contributo decisivo alla conquista del quinto titolo nella storia di Treviso. La Benetton lo ha fatto suo battendo 3-1 la Climamio Bologna in una finale bella e intensa, cosi’ come lo era stata in precedenza la final eight di Coppa Italia, il cui atto conclusivo tra Roma e Napoli resta uno dei match piu’ belli di tutto l’anno, almeno a livello nazionale. Alla fine l’hanno spuntata i partenopei con una rimonta incredibile che ha permesso loro di portare la partita al supplementare per poi vincerla. E’ stata pessima, invece, la figura rimediata dalle nostre squadre in Eurolega. La manifestazione ha messo a nudo i limiti di un movimento che in questa fase storica produce poco denaro. I nostri club non hanno piu’ la potenza economica di qualche stagione fa, e la conseguenza diretta e’ che vengono surclassati prima in fase di mercato e poi sul parquet dalle formazioni russe, spagnole e greche, i nuovi ricchi. Nonostante cio’ un po’ d’Italia e’ comunque salita sul tetto d’Europa: c’e’ riuscito Ettore Messina, che alla guida del CSKA ha compiuto l’ennesimo capolavoro della sua carriera: in finale i russi hanno battuto il Maccabi Tel Aviv in un vero e proprio passaggio di consegne. (AGI)
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