F.1: ALONSO, IO E VALENTINO ROSSI IN FERRARI? PERCHE’ NO…’

(AGI/ITALPRESS) - Roma, 2 apr. - Il debutto in Ferrari era atteso da anni, soprattutto da lui. Risultato: primo sul primo traguardo del 2010. Unica sosta: nel box di GQ. “Sono un uomo vecchio stampo. Tradizionalista, me ne rendo conto: e’ qualcosa che non fa molto parte della mia generazione e che coltivo, difendo come un sistema di valori collegato al mio passato, alla mia terra, alla mia famiglia”. Sono le parole con cui comincia la chiacchierata di Fernando Alonso con GQ,che gli dedica la copertina in edicola dal 3 aprile. E’ alle prese con un’avventura senza paracadute. Non solo Ferrari e Formula 1. Deve comportarsi da adulto, da capo, ha sulle spalle un grande avvenire (due Mondiali vinti, nel 2005 e 2006, con la Renault) e la piu’ pesante, stressante famiglia da corsa. “Cosa significa Prendersi delle responsabilita’ quando tocca a te. Quando hai a che fare con molte persone che si sono fatte un mazzo cosi’ per metterti nelle condizioni migliori. Allora vai in macchina e ti dici, bene, niente scuse, serve un giro perfetto. Questa situazione capita spesso nella vita. E’ accaduto quand’ero giovane e avevo una famiglia che si era sacrificata per darmi una possibilita”. Per questo, aggiungem “se dico di essere attento alle tradizioni intendo dare peso vero a parole importanti come onore, senso del dovere, rispetto. Non ho l’aereo personale. O la barca, come tanti colleghi. Non ci penso. Il primo aereo l’ho preso a 18 anni. So cosa significhi un privilegio o una rinuncia. I soldi hanno un peso, lo riconosco. Meglio tenere presente una gamma di valori consueti, normali, piu’ solidi”. Con le mani fa cose speciali. Magia, giochi di prestigio: un vero campione, altroche’ Formula 1. Legge, studia, si esercita in continuazione, acquista manuali, si rintana nel motorhome e prova, va in pole facendo sparire e ricomparire jack e assi. “Una passione che viene dal nonno. Giocavamo sempre a carte dopo pranzo, nei giorni di festa. Briscola e scopa. Il nonno sedeva davanti a me, faceva qualche gioco e io stavo li’, rapito. Come se vedessi un mistero. Un bambino felice. Faccio giochi di prestigio per osservare lo stupore delle persone. La sorpresa, la gioia. Li fa tornare ragazzini, com’ero davanti al nonno”. (AGI) Red/Gav (Segue)