PECHINO2008: ATLETA TEDESCO, BOLT SI DOPA E VITTORIA E’ BURLA

(AGI/EFE) - Pechino, 20 ago. - Usain Bolt fa uso di sostanze dopanti e la sua vittoria e’ una burla. E’ la pesante accusa che arriva dall’atleta tedesco Tobias Unger, 27enne sprinter, in un’intervista alla rivista Bild Sport. A destare sospetti, a giudizio del tedesco, e’ ad esempio il fatto che Bolt non mostri stanchezza dopo un lungo viaggio o dopo un allenamento. Unger sostiene che uno dei problemi maggiori per la lotta al doping sta nel fatto che siano pochi i Paesi con una Agenzia nazionale antidoping, e la Giamaica ad esempio non ha un sistema antidoping. “Sul’isola - dice Unger - fanno quello che vogliono e non accade nulla. Io, invece, deve segnalare ogni ingresso e uscita a Pechino, nel caso che debba passare un controllo antidoping. Bolt probabilmente non saprebbe nemmeno compilare il formulario di entrata e uscita”. L’atleta tedesco ritiene che la severita’ della Germania in fatto di doping - e a lui e’ accaduto di essere controllato gia’ dieci volte a Pechino, “mi hanno tirato su alle sei e mezza del mattino” - e’ qualcosa di positivo e aggiunge che l’unica possibilita’ di arrivare a una soluzione complessiva del problema e’ quella di obbligare tutti i Paesi a dotarsi di un’Agenzia nazionale e a non permettere che partecipino a competizioni atleti di Paesi che non hanno questa Agenzia. Ai Giochi di Pechino solo 25 dei 204 Paesi partecipanti possono vantare di avere un’istituzione simile. (AGI)

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