PECHINO 2008: CINESE DENUNCIA, NOI “FORZATI” DEL MADE IN ITALY

(AGI) - Roma, 12 giu. - Le aziende italiane di abbigliamento sportivo e lo stesso governo devono assumersi, ognuno per la sua parte, la responsabilita’ delle violazioni subite dai lavoratori cinesi impiegati a cucire le tute ‘made in Italy’, che vestiranno gli atleti ai Giochi di Pechino. Il richiamo e’ arrivato da Suki Chung, una militante dell’organizzazione Labour Action China, in Italia al fianco della Campagna ‘Abiti Puliti’ per presentare il rapporto ‘Vincere gli ostacoli’ sulla condizione dei lavoratori nelle fabbriche cinesi di abbigliamento per lo sport. “Nel corso delle visite agli stabilimenti di produzione”, ha raccontato la 28enne di Hong Kong in una conferenza stampa alla Citta’ dell’Altraeconomia, a Roma, “ho conosciuto personalmente donne e uomini della mia eta’ ma anche giovanissimi e bambini che passano 18 ore al giorno a cucire e ad assemblare tute, palloni, divise, magliette, scarpe e attrezzi sportivi, in ambienti di lavoro malsani e insicuri. E tutto per meno di due dollari al giorno”.

Gli articoli porteranno marchi internazionali famosi come Nike, Adidas, Puma ma anche, ha denunciato Suki Chung, “di aziende italiane come Lotto e Kappa”. Imprese, ha sottolineato, “che hanno dato ampia visibilita’ a politiche di responsabilita’ sociale e al loro impegno nel promuovere codici etici, ma che tollerano nei Paesi di produzione il mancato rispetto di quegli standard sociali che consentirebbero una vita dignitosa a centinaia di migliaia di famiglie”.

Ogni giorno in Cina, ha raccontato l’attivista, “ci sono scioperi e proteste nelle fabbriche, anche se non se ne parla”. E’ arrivato il momento, ha esortato, “che ciascuno si assuma le proprie responsabilita’”. Cosi’, l’Italia, “Paese con grande tradizione e passione per lo sport ma anche patria di tante imprese che operano in Cina”. (AGI)

Gav